8 domande con…Ashley Egwoh


Il nostro Carlo ha incontrato la nostra neo-campionessa d’Europa. 8 domande per provare a rivivere con lei l’esperienza di Kaunas;

– Partiamo dalla fine: siamo a Kaunas (Lituania), suona la sirena, guardi il tabellone e leggi il punteggio 60-52, l’Italia è Campione d’Europa, cosa hai provato nei primi 5 minuti di delirio generale?

5 minuti di delirio? Beh quando sei li quella manciata di minuti sembrano quasi un’eternità.
Non sapevo se piangere o ridere quindi ho fatto entrambe le cose, mi tremavano le gambe, avevo il fiato corto e cercavo di urlare ma emettevo timidi gridolini, poiché rimasta senza voce per aver incitato le mie compagne. Eravamo campionesse d’Europa e stavamo impazzendo di gioia.

– Eravate considerate la Cenerentola del girone ed invece il vostro percorso è stato netto con 7 vittorie e nessuna sconfitta: quando avete capito che potevate giocarvela fino in fondo ed arrivare in finale?

In verità ti dico, siamo partite con l’intenzione di fare un buon europeo ci siamo preparate molto e abbiamo risposto bene al torneo pre-europeo. Ma, secondo il resto d’Europa eravamo le “underdogs” della situazione. Quelle sfavorite a passare il turno ed invece oggi mi alzo la mattina con il luccichio d’oro della medaglia che mi penzola attorno al collo.
Abbiamo capito che potevamo giocarcela ed arrivare fino in fondo quando siamo arrivate agli ottavi e abbiamo vinto contro la Francia, grandissima e bellissima vittoria.

– Qual ‘è stato il segreto di questa Nazionale e del vostro gruppo?

C’è un motivo perché si chiama “segreto” e non posso rivelarlo neanche sotto tortura. Scherzi a parte, l’ingrediente speciale è stato lo spirito di squadra che ha ci ha legate così tanto al punto che 12 ragazze sembravano una cosa sola!

– Un gruppo messo in piedi da coach Giovanni Lucchesi che in panchina non stava mai fermo e che ha sempre creduto in voi e nel vostro lavoro..

E’ vero, non stava mai fermo, ci incoraggiava sempre tutti, dentro e fuori dal campo. Diceva che non dovevamo accontentarci mai anche se eravamo avanti nel punteggio, a maggior ragione quando eravamo sotto nel punteggio, ci incoraggiava a non mollare mai fino a quando non suonava la sirena finale, qualunque fosse il punteggio o comunque si mettesse la partita. Ha creduto sempre in noi, con fiducia, e questa è stata la spinta decisiva che ci ha fatto arrivare in finale.

– Dall’altoparlante senti pronunciare “and the winner is…. ITALY”, cos’hai provato a sentire l’inno di Mameli?

Una grandissima emozione e soddisfazione allo stesso tempo, poiché non si vinceva un oro femminile da quasi un decennio. Emozioni indescrivibili, lì su sul gradino più alto: l’inno di Mameli urlato a squarciagola sapendo bene che non avevamo voce, il luccichio della coppa che sembrava pesante quanto tutta l’Italia intera che ci ha seguite, indossavamo la maglia azzurra con sul petto il nome di una nazione orgogliosa ed eravamo fiere di rappresentarla.

– Sei stata tra le poche in Italia ad essere ststa selezionata per il progetto nazionale High School Basket Lab stile college americano: come procede questa esperienza?

Sono stata veramente fortunata ad essere selezionata per questo bellissimo progetto, mi sto trovando bene e lavorerò ancora molto, la strada è molto lunga.

– Molto fortunata anche quando si ha una bellissima famiglia come la tua che ti supporta durante questa esperienza lontana da casa?

Non ho parole, davvero. Credo che basti andare su YouTube, digitare Fiba cliccare nella finale u16 con la Repubblica Ceca e vedere al minuto 2:12:37 del video le dediche a mia madre che ha fatto circa 2000 km solo per vedere la sua “piccolina” giocare.

– Ma tu hai anche una seconda famiglia che, zitta zitta, ha seguito la tua impresa attaccata al televisore ed ha gioito con te e per te: l’intera famiglia biancorossa della Lumaka!

Penso che la famiglia Lumaka mi abbia sostenuto sempre dai tempi del minibasket, del resto come fanno con chiunque all’interno della grande famiglia che siamo. Questi anni ha raggiunto grandissimi risultati e grandissimi riconoscimenti da parte della federazione. Ringrazio ancora una volta, perché non basta mai, Katia e Lucio che negli anni sono diventati dei secondi genitori, con le loro telefonate, i loro consigli, sempre vicini a me col cuore, senza dimenticare anche il resto dello staff ed il gran lavoro che sta svolgendo Luca Laganá.
Sempre col sorriso, qualunque cosa succeda.
Un altro percorso che mi ha aiutato a crescere tanto é stato fatto con l’U18 allenata da Enzo Porchi, una stagione super con delle compagne super e completamente pazze.
Grazie mille a tutti coloro che hanno sostenuto me e la squadra nazionale U16.
Ci vediamo presto!

Grazie Ashley, ad maiora!

 

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